MARK COOPER

Fotografo – Artista
Nasce a Carlisle nel 1965 e cresce a Keswick nel Lake District in Inghilterra. Dopo aver vissuto a Londra per diversi anni e viaggiato a lungo soprattutto nel Medio Oriente e in Africa settentrionale realizzando reportage fotografici, si stabilisce in Piemonte, nella provincia di Alessandria, dove vive ormai dal 1993.

Per più di 15 anni ha dedicata la sua ricerca fotografica al progetto “Earthscapes – L’arte del Paesaggio”, producendo immagini frutto di una selezione che avviene necessariamente dall’alto, da una postazione privilegiata che permette una visione integrale dello stesso paesaggio e per cui gli elementi che lo compongono diventano agli occhi “brani astratti di pittura segnica e porzioni di superfici regolate da pattern in cui regna un silenzio metafisico.” [1]

Molteplici sono i punti di vista da cui è possibile rivelare gli aspetti inediti ed emozionanti della realtà: a 500 mt di altezza, oppure inginocchiato a scrutare lo stesso paesaggio da 5 cm di distanza. L’impatto con il mondo circostante è necessariamente visivo ed è li che bisogna indagare per trovare la parte più esaltante e suggestiva di cui nutrirsi e sognare.

Ma a volte bisogna andare oltre e ricercare aldilà del puro dato oggettivo creando strutture fantastiche per rispondere ad una necessità interiore: donare agli occhi nuovi stimoli per procedere nell’indagine del mondo. Si parte da un frammento di realtà (macro-fotografia) di elementi della natura come ferro e legno, usurati dal tempo e abbandonati dall’uomo, ma anche dal ghiaccio, pietra, acqua che assumono nuova identità nel caos ordinato della composizione.

La ripetizione nel quadro dell’elemento seguendo curve iperboliche, ellittiche, romboidali produce simmetrie affascinanti e suggestive, che conducono all’infinito.

È nel totale da una certa distanza che si fruisce dell’impatto visivo più attraente, ordinato attraverso leggi matematiche insite nella stessa natura, ma è da molto vicino che in quella struttura si scopre, nitido e chiaro, l’elemento base che lo ha generato e che torna ad essere sorprendente, interessante e di nuovo utile, perlomeno per i nostri occhi. È’ come portare a compimento un ciclo : dalla natura, trasformata e deteriorata dall’azione degli elementi, a formazioni strutturali, che riportano al micro- infinitesimale, che le ridanno nuova vita.
Il percorso parte da l l’osservazione, dal lo stupore e dall’esaltazione per il potenziale scoperto ed il conseguente bisogno di creare perché non c’è alternativa: si obbedisce a leggi interiori del tutto naturali, istintive. Creare è vivere. La vita coincide con l’arte, che parte dalla natura. E’ un legame indissolubile che per Cooper diventa arte-vita e quindi imprescindibile: natura.

[1] Elisabetta Longari – Insegna Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.

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